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Fin dalla sua creazione AFINEB si è assunta l’impegno di tutelare e valorizzare la fotografia di neonati, bambini e famiglie, con una mission concentrata sul il talento dei fotografi ma sempre attenta alle novità ed a tutto ciò che riguarda il nostro meraviglioso settore.
Per questa ragione da oggi AFINEB apre ulteriormente il suo sguardo: lo fa rivolgendosi ad un settore nuovo per l’Italia ma già affermato nel resto del mondo, che utilizza un linguaggio diverso per raccontare il quotidiano:
la Fotografia Documentaria di Famiglia.

L’approccio documentaristico sta crescendo all’interno della comunità dei fotografi di famiglia, ma di cosa stiamo parlando?
La fotografia documentaria di famiglia nasce dal reportage, quindi ha alla base il racconto e l’autenticità. Il fotografo si avvicina alla famiglia, vive l’esperienza insieme a tutti i componenti senza dirigere in fase di scatto o agire in seguito sulle immagini con una post produzione aggressiva o manipolatoria.
Emozione, momento e relazioni familiari; tutto è interconnesso, si tratta di un intreccio che lega ogni angolo delle nostre vite e riuscire a catturarli così come sono può essere davvero sorprendente!
Il servizio si svolge a casa del cliente o in un luogo a lui caro e coinvolge tutta la famiglia per diverse ore (anche un giorno intero, come nel caso del servizio day in a life).
Questo genere affonda le sue basi nel reportage, quindi nel documentare la verità del momento cogliendo l’essenza di ciò che accade: coccole, capricci, disordine, dolcezza e tutto ciò che fa parte del nostro quotidiano.
Una fotografia quindi, ricca di verità, che richiede molto studio e preparazione poiché fotografia documentaria significa attendere il momento perfetto e scattare, unendo tecnica ed intuito per realizzare lo scatto perfetto.

Una vera sfida che i fotografi documentaristi accettano volentieri poiché sanno li porterà a realizzare fotografie di famiglia uniche.
La prima delle socie Afineb ad avvicinarsi a questo tipo di fotografia è Sabrina Losso, Presidente di Afineb e conosciuta per il suo lavoro insieme alla socia Anna Palermo per lo Studio Clorofilla. Circa un anno e mezzo fa Sabrina ha iniziato un progetto, chiamato The Storyteller (www.italianstoryteller.com) e interamente dedicato al day in the life, cioè le sessioni documentarie di famiglia di 24 ore.

 

Dice: “Adoro il mio lavoro, le sessioni di famiglia curate nei minimi dettagli, la scelta dei props per i neonati, degli outfit per i grandi, ma sentivo l’esigenza di dare anche la possibilità alle famiglie di creare ricordi della loro vita quotidiana, dei momenti meno perfetti, dei capricci, delle abitudini banali che tra qualche anno ricorderemo con tanta nostalgia”.

 

Con la fotografia documentaria di famiglia ritorno al mio primo amore: il reportage.

Quando ho iniziato a fare la fotografa professionista, ormai quasi 20 anni fa, volevo fare questo, raccontare storie. E in effetti per un po’ sono riuscita a farlo, pubblicando due libri (Mea Culpa e Brazilians) e allestendo diverse mostre in giro per l’Italia. Poi, purtroppo o per fortuna, la parte commerciale mi ha assorbita completamente e ho dovuto accantonare il mio sogno per lasciare spazio alla realtà lavorativa.

Con l’apertura di Clorofilla ho scoperto un nuovo modo di raccontare storie, non erano più temi sociali, ma comunque seguire una famiglia negli anni, vedere arrivare e crescere i bimbi e accompagnarli nel loro percorso, era sempre un racconto per immagini.

Story Teller è la congiunzione astrale che mi ha permesso di unire il reportage vero e proprio alla fotografia per famiglie che tanto amo.

 

“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.”

 

 

Le nostre vite sono sempre frenetiche, ogni giorno abbiamo milioni di cose da fare, durante il reportage di famiglia di 24 ore chiedo alla famiglie di fermarsi, di respirare e di godersi una giornata insieme senza interferenze di cellulare, computer, panni da lavare, casa da riordinare.

E le famiglie si accorgono finalmente di quanto è importante ciò che hanno in quel momento, dell’amore che li lega e di quanto sia importante ogni tanto fermarsi ad apprezzare le piccole cose.

 

La cosa che più amo di questo tipo di fotografia è il legame che si crea con le famiglie.

E’ difficile da spiegare perchè 24 ore sono poche per entrare davvero in confidenza con qualcuno. Eppure la magia della documentaria è proprio questa, dopo poche ore dall’arrivo io mi sento a casa e per loro sono parte della famiglia. Ogni volta torno a casa con il cuore pieno.

Non ringrazierò mai abbastanza le “mie famiglie” per avermi aperto le porte delle loro case e dei loro cuori.

 

 

100% REAL LIFE